E’ questo un mondo dove Decidere è sempre più critico e strategicamente rilevante. Opportuno conoscere come funziona la ns Mente e quali sono gli errori più insidiosi che può procurarci.
Grazie a cosa scegliamo? - Decidiamo col cuore o col cervello? - E cosa è la mente? - Possiamo essere ingannati o fuorviati dalla stessa?
Ha senso porsi le seguenti domande?
La nostra vita attuale è una sintesi delle nostre scelte passate. Ed il futuro sarà frutto di cosa sceglieremo oggi. Scegliere è frutto di una decisione, che, tutti, cerchiamo sia il più informata possibile, assistita dalla ns esperienza passata, dalle ns percezioni, dalle ns. convinzioni. Oltre, ovviamente, alla razionalità, alla capacità di analisi della ns. Mente.
Se una scelta riguarda il futuro della tua Azienda, quindi tuo e dei tuoi cari, il futuro dei tuoi dipendenti e collaboratori e delle loro famiglie, beh, allora, approfondire come avviene ciò che chiamiamo “scelta”, oltre ad avere un senso, può divenire un imperativo categorico. Abbiamo, tutti, un tool potentissimo. Il Cervello. Ma, abbastanza straordinariamente, nessuno ci educa su come funzioni davvero. Scopriremo, che, a parte gli aspetti anatomici e fisiologici, il funzionamento del cervello, è, talvolta, sorprendente. Al minimo.
Per ora delle brevi schematizzazioni. Poi ci porremo la domanda delle domande. Il cervello è anche la Mente?
Il cervello contiene in sè anche dei protocervelli, tipicamente riconducibili alle fasi evolutive del ns organismo. Tantissimi anni fa, fine anni 50, un potente medicinale, la Talidomide, assunto da donne in gravidanza per la gestione delle nausee produsse oltre 10mila feti affetti da gravissime malformazioni agli arti (focomelia). Fu poi scoperto che il principio attivo del farmaco, semplicemente, attivava risposte del ns cervello preistorico, di quando eravamo anfibi.
La parte nobile, moderna, del cervello è la corteccia cerebrale. Essa, negli umani, ricopre interamente il cervello, come un lembo, una federa, che, se dispiegata misurerebbe due metri quadri (1*2). Spessa 2-3 mm la corteccia presiede alle funzioni “nobili” del cervello, tra cui analisi ed autoanalisi e le decisioni. Il sistema limbico, sottostante, presiede alle attività di sostentamento (nutrizione, formazione e riparazione organi, ecc) ed alle emozioni, mentre quello archetipo presiede all’“esistere”: battiti cardiaci e respirazione.
E’ interessante notare come la corteccia cerebrale sia “dono” tipicamente umano. Essa è del tutto assente in molti mammiferi, ovvero, se presente, non completamente formata. I due metri quadri possono essere utilizzati perché sono strettamente piegati e compressi, interconnessi. Non potendosi espandere in volume, il cervello si espande in larghezza e complessità. Aumentano le grinze.
Il cervello è, essenzialmente, un elaboratore. E cosa è che elabora? Informazioni. Da cui ne discende un continuo attivarsi della memoria e gestione del passato. Da come ha gestito nel passato, la prima volta, la seconda volta ecc, il fenomeno in esame, l’elaboratore può provare a suggerire come lo gestirà in questo futuro. Continuamente, ripetutamente. Altro che memoria stabile fissa.
E quale è l’obiettivo ultimo di questo elaborare incessante? Comunicare .
Noi esseri umani siamo contenitori di informazioni, in senso lato, e costantemente cerchiamo il modo più efficace per comunicare l’informazione che deteniamo. La comunicazione di cui parlo sono le <risposte> che costantemente produciamo. Risposte verbali, ma anche muscolari, neuronali, tendinee, ottiche e via esemplificando. Rispondiamo anche quando non vorremmo. Se siamo imbarazzati arrossiamo, se siamo attratti da un/a partner ci eccitiamo, se feriti da un raggio di sole strizziamo gli occhi, aggrottiamo la fronte, alziamo il mento e via reagendo.
Nessuna sorpresa quindi, che la “Comunicazione”, emerga per la sua rilevanza sia nella vita degli Individui, sia in quella delle Aziende.
La corteccia cerebrale è il cervello moderno, evolutivamente il più adatto ai contesti sociali. La condivisione di spazi anche ristretti, le convenzioni sociali, lo hanno educato ad essere, quasi sempre, in grado di “controllare” le reazioni istintuali scatenate dall’amigdala. Questa ghiandola a forma di mandorla presiede alle reazioni di difesa (paura – attacco -fuga) ed al controllo della collera.
Daniel Goleman, il geniale autore di “Emotional Intelligence”, pubblicato nel 1995, nel suo bellissimo libro racconta l’episodio di un padre che sente dei rumori in casa, e, preso dalla paura, spara contro la porta di un armadio chiuso. Anziché un malintenzionato, dentro si era nascosta la figlia dodicenne, per fare uno scherzo. Goleman parla di “sequestro emozionale” (amygdala hijack) causato dall’amigdala, che interviene prima (200 millisecondi) rispetto alla corteccia (500-650 millisecondi). La parte razionalizzatrice, la corteccia, non fa in tempo ad intervenire. La paura ha provocato questa cecità. Se la paura avesse spinto a scappare via quel padre, vescica ed ano si sarebbero rilassati, e lui si sarebbe alleggerito mentre si apprestava a fuggire. Se invece di “flight” (scappare), la scelta fosse stata “fight”(combattere), una scarica di adrenalina avrebbe aumentato i battiti del cuore, favorendo l’ossigenazione di tutti i muscoli, il volto si sarebbe deformato, per impaurire l’avversario. Tutte questa reazioni, tendono a salvarci la vita, ma, come nel caso descritto da Goleman, possono portare a vere tragedie. L’Amygdala ci consente di frenare in 100 millesimi di secondo quando un bimbo schizza in strada all’improvviso, mentre la corteccia ci avrebbe impiegato 500 millisecondi per rendersi conto del pericolo, e poi altri 500 per impartire l’ordine “frenaaa”.
Se siamo interrogati, rispondiamo, anche se niente sappiamo (L’effetto Kruger-Dunning è dietro l’angolo).
L’homo oeconomicus ha un cervello anche lui tendente a risparmiare sforzi. Non perde tempo a rianalizzare tutto ogni volta. E’ in cerca di somiglianze. Un’esperienza simile offre moltissimi punti di contatto con la situazione nuova, esaminanda.
Di fronte ad un nuovo problema, prima di sottoporlo ad analisi sorgente, ab ovo, il cervello apre tutti i suoi cassettini, e se dentro vi trova un processo simile a quello cui deve dare una risposta, usa direttamente ciò che trova nel cassetto. Quindi, inizia ad apparire un’amara realtà. Il cervello, prima di essere razionale, se mai si rivelerà esserlo(!?), è pigro. Una risposta giusta al 95%, ottenuta con poco sforzo, è per lui migliore di una esatta al 100% ma che abbia consumato molta energia elaborativa.
E’, a mio giudizio, il punto centrale da portarsi a casa da qs lettura . Il ns. cervello, tende all’autoconservazione, al minimo sforzo, non al massimo risultato. E’ un cambiamento di punto di vista decisivo. Non una fiducia messianica nella nostra capacità di ragionamento, ma il domandarsi, anche, se ci sia da fidarsi da ciò che ci ha appena suggerito.
Nel prosieguo, grazie a delle esemplificazioni, avremo delle conferme che il nostro cervello, non è un organo del tutto razionale.
Abbiamo, fino adesso, usato il termine “cervello”. Ma molte volte, usiamo, indifferentemente, il termine “mente”.
Mente e cervello sono la stessa cosa?
Se fate, casualmente, questa domanda ad un pubblico il più disparato, la risposta, in maggioranza, sarà “no”. Quindi la Mente è altro dal Cervello. Però tutti, o quasi, saprebbero descrivere anatomicamente il cervello, e sintetizzare con un verbo, cosa “fa”, quale è l’agire essenziale del cervello. “Pensa”, “ragiona”. Probabilmente saranno questi i verbi che saranno più utilizzati.
E la Mente? Come verrà descritta? Cosa fa? Come agisce? In senso generale, anche ingenuamente, attribuiamo alla Mente una maggior completezza, una rilevanza superiore al “semplice” cervello. Il cervello è più computazionale, la Mente sembrerebbe avere/essere anche un’anima, o psiche. In particolare, la Mente sembra comandare/condizionare il cervello.
Un inciso. Quando uso il termine cervello, mi riferisco non al solo componente encefalico ma anche al midollo spinale.
L’Anima è il soffio divino insufflato nell’uomo (Genesi: 2,7). Per alcuni, ai giorni nostri, la Mente è l’Anima. Entrambe, potenzialmente, sembrano supervisionare le attività meramente cerebrali. In senso moderno, anche grazie alle potenti suggestioni di una nuova frontiera della scienza e del misticismo personale, il termine “Coscienza” si sta imponendo prepotentemente. Federico Faggin sta stupendo moltissimi scienziati, e gli appassionati come me, diffondendo questa nuova “teoria del sé” che, personalmente, trovo affascinante. Siamo, dice Federico, campi quantici, ciascuno di noi essendo l’Uno, cioè il tutto, ma tutti partecipando all’Uno. Questo mutuo scambio uno/tutti lo si ritrova sia nel concetto di inconscio collettivo di Jung, contrapposto a quello individuale di Freud, sia a quello di coscienza collettiva di Emile Durkheim.
Il concetto economico (utilitaristico) che da tutto questo dovremmo trarre è che, in definitiva, <pensiamo/ragioniamo> tutti allo stesso modo . Ma questo è solo la partenza: <se è così, io so (potrei sapere) come ragioni Tu>. Ed è dall’autoosservazione che ciascuno di noi può fare su sé stesso mediante l’introspezione, che possiamo, strategicamente, fare dei passi avanti in una vera razionalità produttiva di esiti favorevoli.
Non citerò mai troppo spesso la rilevanza di seguire il fondamentale motto latino inciso sul frontone del Tempio dedicato ad Apollo a Delfi: <Nosce te Ipsum>.
Abbiamo appena visto che dalla conoscenza del sé nasce, o potrebbe nascere, la ns. conoscenza dell’Altro. Ma questa pratica è ancora oggi troppo poco usata.
Decideremmo meglio, sceglieremmo meglio. Negozieremmo meglio. Saremmo in grado, con maggior frequenza rispetto al solito, di provocare nell’altro quel “cambiamento di credenze” che è alla base del successo negoziale. Avremmo, in definitiva, una Vita migliore.
Quando noi riflettiamo sul nostro cervello, ce lo possiamo rappresentare anche figuratamente, potremmo immaginarlo al lavoro, percepire micromovimenti in realtà inesistenti. E potremmo concludere: “è chiaro! E’ lì che il pensiero si forma”. Si, il pensiero di un gatto, un leone, una donna, un quadro, una casa…ma il pensiero < è lì che il pensiero si forma >, cioè il pensiero del se’, dove si è formato? Dove risiede e si immagazzina? Come riusciamo ad immaginare, ricordare, un’atmosfera passata? Faccio una breve anticipazione di un tema che spero di poter trattare in futuro. Come impariamo ? Gli scienziati, concordano sulla seguente suddivisione. Il 65% degli umani impara grazie a ciò che vedono (Visivi), il 30% grazie a ciò che odono (Uditivi), il 5%,i (Cinestetici) grazie a ciò che provano.
Quindi, rievocare un’atmosfera implicherà coinvolgere organi diversi. Insufficienti, ed inadeguati. Le immagini ed i colori per i Visivi, le musiche ed il canto degli ucellini per gli Uditivi. Ma, un cinestetico, come riesce a rivivere il tepore di quella serata, la brezza leggera, il profumo della sua donna con quel mix di crema emolliente, doposole, e Tiptique? Disegnandone i presupposti, con la mente. Ma le sensazioni che quell’atmosfera ci ha consegnato, e che ancora oggi ci marcano, ci emozionano, non riusciamo a rappresentarceli. Possiamo rievocare il volto che ci ha procurato l’emozione, la voce che ci ha colpito, i profumi che circondavano la nostra fonte emozionale, il sapore della pelle, la tonicità che il senso del tatto ci aveva consegnato. Riproduciamo le fonti dell’emozione, ma non sappiamo dove quell’emozione è segregata. Non possiamo aprire semplicemente quel cassettino.
Quando Descartes dice “Cogito ergo sum” mette in pista un “pensare sul pensare” che potrebbe portare molto lontano.
Tanti bei discorsi, si potrebbe concludere facendo spallucce, ma di sicuro ciò che esce dall’Attico (Testa e Contenuto), è razionale. Potresti dimostrare il contrario?
E’ provato, scientificamente provato, che la sequenza causa-effetto nella serie
a) decido di pigiare il bottone
b) lo pigio
presenti un problema non banale. Il bottone viene pigiato 350 millesimi di secondo prima che si sia deciso di premerlo. ( Mi ritorno in Mente-Edoardo Boncinelli-Longanesi 4/2010 )